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November 15 Sette e mezzoF: Forse pensavo che non ce l'avrei mai fatta a scrivere di nuovo, soffocato dalla sensazione che le parole non bastano. A: Assaporerò di più, lo giuro. La prossima canzone sarà più dentro. B: Bastava aprire subito la scatola giusta! R: Razzismo a parte, l'omino bianco è nero! I: Inutile dire che ci sei anche tu qua dentro. Z: Zeta. IO: Idrogeno e Ossigeno: il 70% e oltre di te stesso.
F: Una parola ha troppo poco, o forse troppo troppo. Come farai a specchiare limpidamente un'idea, un sentimento, in una parola? In un intervento? Un intervento è troppo lungo per una emozione. A metà frase hai cambiato idea, emozione. A: Assaporerò di più, perché non ci sarà due volte lo stesso momento. Ma come farò ad assaporare di più se starò concentrato sul dover assaporare? Sarò più impegnato ad ascoltare, toccare, gustare, o a guardare il mio mondo interiore che dice “ascolta”? B: Potresti perdere, che so, due ore a cercare di montare un'autoradio, e poi scoprire che manca l'altoparlante. R: Ce lo abbiamo sempre avuto lì sotto gli occhi, ce lo spacciano per omino bianco da quando siamo piccoli, eppure no! E' VESTITO di bianco, ma è nero! Completamente! I: Ormai parte di me, delle mie sette voci, della mia storia. Z: Finisce qui, non ci sarà una prossima sigaretta. IO: Eppure un 70% che non è in grado di dirti chi sei. E prima che ti venga in mente, No, non sei speciale nemmeno in quel 30% scarso che rimane.
F: E allora cercherai di creare un intervento che rispecchi come ti senti: vorrai esprimere la gioia di una scoperta e la voglia di condividerla, ma ti verrà in mente un brutto momento, allora vorrai angoscia, ma ti verrà una battuta... A: Raccogliere le sensazioni, per ottenere l'effetto apnea che allunga ogni secondo. B: O anni a mettere insieme i pezzi di una vita, per poi capire che hai sbagliato proprio la base. R: Quindi il punto è: come mai gli danno un nome in base a quello che fa, e non a quello che è? E perché noi lo guardiamo per quello che dice di essere, e non per quello che ci dicono i nostri occhi? I: Nelle frasi che dico, nelle azioni che faccio, in ogni singola scelta, sei ormai radicata, amore mio. Z: Quante volte giuriamo a noi stessi di smettere di fare qualcosa (o di iniziare)? Poi ci tradiamo, ma dovremmo sentirci in colpa per questo? IO: Non sei speciale nel carbonio, e non troverai traccia di anima tangibile. Però sai benissimo che Beethoven era un genio. Eppure i composti erano gli stessi.
F: E perso in questo oceano senza una bussola, ti arrenderai (MI arrenderò!). E non sarebbe bello. A: Ma come riuscire, se poi un orologio da cucina racchiude in sé tanta potenza? Quell'orologio nero, apparentemente innocuo, ma che a ben guardare ha una lancetta dei secondi che... non segna i secondi. Il suo movimento non è ritmico, non è scandito: è continuo. B: Il punto è che hai costruito qualcosa con tanto impegno, per poi scoprire che non sei arrivato da nessuna parte. R: È l'errore più facile da fare, lasciarsi spostare lo sguardo da una parte, mentre dall'altra sta succedendo qualcosa di fondamentale. Un po' ci piace lasciarci abbindolare, perché non vedere niente ci solleva dalle responsabilità. I: Sei la fonte delle energie, sei tutte le risposte di cui ho bisogno. Z: Dovremmo sentire di aver tradito quel “noi” che ha giurato? E il noi che si sta rinnegando in quel momento dove lo mettiamo? IO: Speri di avere qualcosa che ti identifichi in quei due nanometri che separano le due spire dell'elica del tuo DNA. Ma non illuderti, non è così.
F: Meglio prendere coscienza che devi rinunciare a qualcosa, essere un minimo coerente, e, finalmente, scrivere. Segui un filo, il resto lo dirai un'altro giorno. A: La lancetta che non si ferma mai leva la dignità ad ogni secondo, lo priva dell'identità che tutti riconosciamo come “quel periodo che va da un passo della lancetta a quello successivo”. B: Quello che so è che, anche quando sarò grande, riderò pensando a quell'autoradio montata senza avere le casse, e non mi sembrerà che sia stata una perdita di tempo. R: Però mentre un mago ci sorprende, con un abilissima prova di misdirection, in modo innocuo, noi siamo lì a cercare di capire dov'è il trucco, senza gustarci lo spettacolo. Quando invece DOVREMMO chiederci qualcosa, non lo facciamo. I: E a ben guardare, sei ovunque. Z: Non è una questione di non tradire l'uno o l'altro “se stessi”, bisogna piuttosto chiedersi “cos'è che voglio?”. La risposta potrebbe arrivare dopo un minuto, o dopo un anno, o non arrivare mai. Ma vi prego, cercate ancora. E non nascondetevi dietro una risposta, perché fingere di sapere cosa si vuole è il vero tradirsi. IO: Non è in ciò che ci rende simili agli altri che possiamo trovare noi stessi, ma in ciò che ci differenzia. E a livello biologico hai davvero poca roba che ti differenzia. Ma nella vita, tu hai una storia.
F: Risultato: pensieri sconnessi. Probabilmente pochi di loro, o forse nessuno, troveranno una fine effettiva. Però qualcosa si è mosso, e anche se non ne ho la certezza, forse qualcosa che mi assomigli è venuto fuori. A: E tutto il tempo della tua giornata viene smembrato in miliardi di piccolissimi pezzetti di secondo, che non durano nemmeno abbastanza da pensare “uno!”. Come farai a rendere 'pieno' un non-secondo? Ma in verità la paura di perdersi qualcosa riesce a trovare spazio anche in un non-secondo, urlando da dentro “SMETTILA DI GUARDARE L'OROLOGIO, E VIVI!”. B: Sulla scia di questo, non piangerò quando crollerà qualcosa. Perché la voglia di fare prescinde dalla riuscita dell'obiettivo. Il coraggio di costruire qualcosa, pur sapendo che potrebbe crollare. Se poi quel qualcosa non crollerà, sarà anche più bello. R: Non lasciamoci guidare, seguiamo quello che sentiamo, e chiediamoci di più cosa vediamo. I: Sei nel coraggio di iniziare di cui parla F, sei nella voglia di costruire di cui parla B, sei nella storia di cui parlo IO. Spero che le nostre storie continuino ad essere la stessa storia ancora a lungo, perché non riesco a pensare ad una storia più bella di quella che mi hai regalato finora. Grazie di avermi fatto innamorare, grazie di essere come sei, grazie grazie grazie. Grazie Marta. Z: Buona ricerca a tutti. IO: Ed è quella storia il “te stesso” che non devi rinnegare, il “te stesso” che ti dice chi sei. Se anche volessi sconvolgere tutta la tua vita, cambiarla “da così a cosà”, la tua storia è il “così” senza cui non ci sarebbe un “cosà”. Cerca di viverla per bene, perché te la porterai a presso per sempre. E infine, raccontala...
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(special guest: Mamma Oca!) ½: ...qua
qua qua qua qua qua qua qua! Qua qua qua qua ,qua qua qua qua qua qua
qua. Qua qua qua qua qua qua qua qua qua qua. Qua...cronkle... qua
qua qua qua qua qua qua qua qua qua qua quaaa! Qua qua qua qua qua
qua: “qua qua qua qua qua qua qua qua qua”. Qua qua qua quaà
qua qua qua qua qua qua qua qua qua...
June 24 Una vita senza moduli di teletrasportoRoma, 24 giugno 2107. Ustacchio, 4a A e-Tema libero: "Qualcosa è cambiato, qualcosa no" Spesso prima di andare a dormire papà mi racconta tante cose di quando era piccolo lui. Per esempio mi dice che 100 anni fa la gente non conosceva ancora il MRDS né il SRN e che una persona di 100 anni era una persona vecchissima. Lui è stato uno degli ultimi a fare il potenziamento, ma ora dice che lo rifarebbe. Cento anni fa avevano una vita durissima, camminavano tantissimo e non avevano nemmeno il modulo di teletrasporto da casa alla speedo. Anzi, a dir la verità non avevano nemmeno lo speedo. La cosa più simile che avevano la chiamavano "Macchina". E' un nome strano, è come se prendessi un colore in particolare, che so, il giallo, e lo chiamassi semplicemente "colore". Non riesco ad immaginarmi come doveva essere. Innanzitutto uno diceva "vado a prendere LA MACCHINA" ahahah. Poi da dentro la sua abitazione spostava una parete che chiamavano porta e arrivava in una stanza grande con tutti pianerottolini uno sotto l'altro, e camminando scendeva fino al livello del terreno... che faticaccia! Infatti un sacco di gente usava una cabina che faceva come il modulo di teletrasporto. Questo me lo immagino perché papà ha trasposto su minimemory dei media che gli avevano fatto quando era piccolo. Si vedono malissimo e non c'è nemmeno l'audio. Ha anche altri media più recenti fatti con un rudimentale oggetto simile al palmofono, ma dice che non si leggevano bene nemmeno ai tempi suoi, e ora spera che prima o poi si possano vedere sull'HCP. A proposito, papà non aveva nemmeno l'HomeCentralProcessor, ma questo si capisce, perché le case non erano efficienti come ora. C'era un sacco di spazio in più ed era tutto sprecato, non come i nostri organizzatissimi appartamenti DPT con gli oggetti nelle pareti. Non me lo riesco ad immaginare, ma qualche volta, mentre sto nel mio box e la luce controllata fa tutto bianco, mi chiedo come sarebbe stato nascere in quel lontano 2000 e festeggiare un cambio di millennio. June 22 il crollo delle certezzeSono cose che ti segnano. Sai quelle cose che dici "cavolo, da ora in poi non sarò più lo stesso". Ti svegli la mattina, dopo varie giravolte nel letto ti alzi, passi scoordinati, sgraziati, pachidermici. Dopo momenti confusionali al bagno, in camera e in un qualche labirintico corridoio, per caso arrivi in ingresso, e lui è lì. Con il suo solito aspetto irremovibile, la stazza imponente, ma tuttavia inanimato. "Che mi prenda un colpo! Cosa ci fa il frigo in ingresso?". Ancora incredulo, ma più che altro spaventato, prosegui verso la cucina, aspettandoti ormai di trovarvi un water e dei polipi giganti che ti porgono fette di pane e marmellata. Tutto questo pochi istanti prima di ricordarti che il frigo ce lo hai portato te in ingresso la sera prima, perché è rotto e lo vengono a ritirare quelli dell'ama (perché lo possono ritirare solo ed esclusivamente se è in ingresso...mah!) e in cucina invece del water c'è il nuovissimo inossidabilissimo inattaccabile inimitabile incontaminabile modello tremilax-celsiux-sub-zero (che serve comunque a tenere l'insalata e gli yogurt scaduti, ed è quindi comunque un frigo). Analisi: tu avevi fatto una cosa che però non ricordavi, e quindi per il te di poco fa non esisteva tutta quella parte di universo legata al fatto che il te stesso di un po' prima di poco fa avesse compiuto quella azione. Poi un fatto qualunque ("un frigo!?!") ha ricreato tutto quello spazio-tempo che non esisteva in te. Il passato è cambiato tutto insieme, ed ecco che un frigo in ingresso non era più una cosa strana. Ma che paura, con questa nuova conoscenza non eri più uguale a cinque minuti fa, e quello che ha spostato il frigo non eri più te... AIUTOOOOOOOOOOOOOOO June 01 Cannibalismo latticoTutto era cominciato in modo anonimo da un'idea semplice: dato che ero all'università avevo mangiato un panino, e dato che poi imprevedibilmente ero tornato a casa per assenza di campo tutorologico (mancava il tutor di chimica), volevo fare un pasto impossibile da definire merenda (alle 14:40 è un po' presto). Ecco che avevo già versato delle fragole in una coppetta e mi dirigevo verso il frigorifero. Pochi secondi dopo il frigo era stato richiuso e un cucchiaino faceva cadere un po' dello yogurt nella coppetta. YOGURT BIANCO COMPATTO diceva la confezione. Ma quello che stava scendendo era secondo me troppo poco Bianco e decisamente troppo Compatto. Per dare un'idea, aveva il colore del DASH o DAHS o DHAS o HDAS (quest'ultima mi sembra improbabile) o come diavolo si scrive, insomma, quella specie di pongo grigio, e la compattezza del basalto (o anche del dash indurito). Incuriosito, assaggio quell'alieno e... "mmm... che strano sapore". Le mie mani cominciano a girare e rigirare la scatoletta dello pseudoyogurt alla ricerca di un'informazione, un dettaglio, una piccola caratteristica...trovata: 12 Mar 2007... NOOOOOOOOOOOOOOOO! 2 mesi e mezzo di ritardo sulla scadenza! Questo yogurt è antico! Dentro ci sono i fermenti lattici morti! Cadaveri di fermenti lattici a galla nello yogurt da loro stessi cagato. E l'unico grosso fermento lattico che c'è è sopravvissuto mangiandosi gli altri fermenti. E le fragole??? nooooo! contaminate! Devo salvare il salvabile, prima che comincino a morire anche loro! levo con un cucchiaino la gran parte dello yogurt e comincio a mangiare le fragole. Ogni tanto c'è un sapore strano, un non so che di dash, ma spero che la scarsa quantità mi salvi :) Reduce da quest'impresa batteriologica pigio tasti su questa tastiera alternando la pressione alla masticazione di carote. Spero che ammazzino il fermentone. Certo, in 2 mesi e mezzo in un barattolino di yogurt può succedere di tutto. Ma la domanda mia è: perché c'era uno yogurt scaduto il 12 marzo nel frigo? May 30 cosa cerchi?cosa cerchi? cerchi una risposta? sei nel posto sbagliato. cerchi me? sei nel momento sbagliato. cerchi forse una domanda? sei davvero arrivato al punto di voler sapere cosa devi chiederti? a quel punto chiediti se vuoi una domanda, o solo un pretesto per continuare a cercare. May 05 in wyno veritasTi annoi? Allora facciamo come art-attack (non heart-attack). Prendete un nonno. Fatto? Fatto! Prendete una pizzeria qualunque, tanto a lui probabilmente basterà il gesto. Fatto? no? male. Ora prendete un gelato alla frutta e risparmiatevi la colla vinilica, necessaria giusto per appiccicare inutili discorsi di circostanza. Già che ci siete ricordatevi che quella che avete davanti è una persona. Fatto? Fatto! Ecco, ora arriva il bello: prendete un divano. Non è importante che sia di colori accesi, ma questo potrebbe aiutare. Fatto? ok. Ora, davanti a questo divano posizionate un tavolino basso, con qualche cianfrusaglia che parli di "ex donna presente in casa che metteva qualche soprammobile per non far sentir solo il mobile". Dopodiché, usate insieme a dei bicchierini una bottiglietta di grappa bella forte. Usateli insieme più volte. A questo punto, starete per diventare ricchi di conoscenze prima assurde. Il vostro compagno di giochi si accenderà con una qualunque domanda sul suo passato e vi regalerà perle e risate. Già, quando sei vecchio ti serve la grappa per raccattare pezzi di vita. Ma non parli degli avvenimenti che te l'hanno scandita, la vita. Raccogli pezzi insignificanti, cazzeggiamenti con gli amici, serenate finite in grandi abbuffate... Raccatti le piccole cose, quelle che te l'hanno riempita, la vita. Ripeschi quello che hai fatto senza pensare, una manciata di azioni, emozioni, ricordi. Un flashback nel flashback nel flashback, poi una foto di quà, un attimo di là e malinconicamente ridi. Prendete un po' di quella colla vinilica e usatela per attaccarvi da qualche parte su un muro questi piccoli momenti, perché almeno voi ve ne ricordiate. April 27 Sangue, ossa, tessuti.Ecco! Tu che leggi come me che scrivo: nessuna buona ragione per essere qui, ma un bel po' di buone ragioni per essere da qualche altra parte. ovunque, ma non qui a leggere una frase che non scriverò mai, perché è difficile trovare il modo di esprimersi. Si, perché ogni frase che scrivi sa di sentito, di già fatto. Ora che ci penso, probabilmente perché sono le singole parole che non potranno mai creare un sapore nuovo in bocca. Eppure, se ora vado in cucina e riempio di sale o di zucchero qualcosa, il sapore nuovo lo sento. Mai sentito tanto dolce. Allora la risposta potrebbe essere nel riempire di parole lo schermo. Ma è davvero un sapore nuovo tutto quel dolce? Per quanto mi riguarda, il dolce dolce dolce allappa. Finirei con l'annoiarmi/vi. Anzi, solo annoiarmi, senza vi, perché l'intervento non vedrebbe la gloria di essere salvato sul blog. Sarebbe l'ennesimo aborto artistico. Artistico più o meno, si. Ma allora cosa è meglio? Lasciare un foglio bianco? Liberarlo dalla schiavitù di ospitare lettere, parole, pensieri che non gli appartengono e che magari non condivide? O renderlo uguale a mille altri fogli scrivendoci, che so, una canzone, o un pezzo di una qualche divina commedia. Come tutti noi, quando ci copriamo con mille fesserie, e troviamo la nostra filosofia di vita momentanea. Così il foglio ostenterà fede in quello che mostra, imbarazzato all'idea di leggere ciò che c'è scritto su un altro foglio. April 01 Un caffè per tutti. Per te non che sei incazzoso...Scappaaaaaaaaaaaaaaa!!!! E mentre la cavalcata delle Walchirie di Vagner (trova l'errore) fa da sfondo sonoro, o da "soundtrack" (che uno alla radio ha pronunciato sauntrec -con la c dolce, non con la k- ) potresti decidere di compiere un'azione qualunque. Aprire una finestra e urlare al mondo la tua gioia. O il tuo odio. O qualche parola che a nessuno fa piacere sentire. O scrivere su un blog. Magari sul tuo. C'era roba da scrivere, una volta. C'era voglia di scriverla, una volta. Ma magari in quel momento non c'era il supporto materiale. C'è supporto materiale oggi. C'è voglia di scriverla oggi. Ma magari oggi manca la rimembranza di quello che volevo scrivere. Insomma, chi c'ha il pane non c'ha i denti e chi c'ha i denti c'ha le carie. Comunque: rullino le trombe. squillino le suonerie. tubino i piccioni. Fabrizio, tu al citofono. Dado dacci il tempo. Diego, a ognuno il suo strumento. Luca, grazie dell'invito. Daniele, ai piatti (de pasta). Chi altro si vuole aggregare (tranne Nicolò) faccia pure. PAPPARAPAAAAAAAA - PARAPARAPARAPPAPPAPPPAAAAAAAAAAAAA (l'avete riconosciuta, è quella della twentieth century fox) Ecco la teoria degli universi paralleli elaborata da "Me" un bel po' di anni fa -diciamo più o meno quando "Me" era piccino picciò- : ""in questo istante, ora, adesso, tutti quanti, ciascuno, ognuno di noi, è convinto di essere un essere umano, e crede di averlo sempre pensato. Magari ieri non lo eravamo ed eravamo dei coccodrilli molto evoluti tipo quelli delle sorpresine kinder, e credevamo di aver sempre pensato di essere dei coccodrilli bipedi. E invece no, perché il giorno prima eravamo convinti di essere sempre stati delle pecore... ecc ecc..."" Avevo smesso di pensare questa cosa perché avevo portato il concetto a livelli superiori: ""ma se invece di cambiare ogni giorno cambiamo ogni tanto durante la giornata? che so, magari la mattina mi sveglio e sono una mucca parlante e sono convinto di aver sempre pensato di essere una mucca parlante, ma dopo pranzo sono un essere tipo ET e sono convinto di esserlo sempre essuto, ehm, stato."" e la situazione era degenerata quando avevo fatto tendere il Δt a 0 (sta terminologia sono gli effetti collaterali di certi studi del cavolo): ""ma allora forse io cambio in continuazione, ecco magari ora dico 'penso di essere un serpente', ma proprio mentre lo dico sono già cambiato e anzi mentre lo dico penso di aver pensato di voler dire un'altra cosa, per esempio se parto col voler dire 'penso di essere un serpente' e mentre lo dico divento una gallina, automaticamente penso di aver voluto dire 'penso di essere una gallina' e non mi ricordo affatto di aver pensato al serpente..."" eccetera. Forse avrei dovuto pensare che prima o poi mi sarei trasformato in qualche cosa che non pensa e non parla, tipo jubecca, e il problema si sarebbe risolto. In ogni caso, non sono ancora sicuro che la mia teoria abbandonata in un cassetto sia da scartare. E poi se è sbagliata chi glielo dice a "Me" che ha appena 5 anni che non è così? Poi si incazza e si trasforma in un orrendo mostro-sauro. Ma tanto in quel caso ci trasformiamo tutti in tremendi mostri-sauri. E quel che è peggio, è che crediamo di esserlo sempre stati. March 19 o forse magari ognuno ha il suo, di nullaCancellato.
Di nuovo.
Incomunicabilità dell'essere. February 06 Non cercare di capireCieco convinto Il giovane impudente sapeva di essere se' stesso. Non dipendeva da lui praticamente nulla. Il guardiano dello zuccherificio gli chiese: "Chi sei?". Era da quando era nato che sapeva bene come risondere a questa domanda: "io non ho fratelli gemelli". Spesso qualcuno rispondeva: "molta gente non ne ha". Ma lui sapeva bene chi era, perché poteva fieramente rispondere: "ma la mia famiglia non ha casi di nascite gemellari da 10 generazioni". "Nemmeno la mia" gli risponse il guardiano. Lui ovviamente non ci credette. L'unico caso possibile implicava che lui e il guardiano fossero fratelli. Decisamente impossibile, vista la stazza. Dieci anni dopo era di nuovo lui, solo che non lo sapeva. Alla domanda semplicemente risondeva con un nome. E in quel momento, come sempre, nulla dipendeva da lui. Non stava facendo nulla, stava solo gettando una cartaccia per terra, davanti ad un bambino comune, che come tutti aveva due occhi, ma al contrario di chiunque aveva due occhi destri. Posizionati normalmente, uno a destra e uno a sinistra, uno sotto l'arco sopraccigliare destro e uno sotto l'arco sopraccigliare sinistro, ma pur sempre due occhi destri. E lui semplicemente stava gettando una cartaccia per terra. L'ecoterrorista 15 anni dopo, un passaporto falso passava tra le mani del controllore saltellante della VolareAggrappati senza sollevare il minimo sospetto. Il controllore si limitò a chiedere, fissando i due occhi che aveva di fronte: "chi sei?" E il 21enne rispose: "solo uno con due occhi destri". "Avrei giurato che fossero due occhi sinistri". "Lo dicono in tanti, in realtà dipende da come li guardi". Il controllore ci pensò su, poi: "Hai ragione, sono due occhi destri". "No, davvero, dipende da dove li guardi". Ma il controllore, come il vicino di casa, come il barbiere, come il giudice, come l'amministratore del condominio, come l'animatore, come la ragazza strabica, come il tizio che conosci e non sai perché, come la baby sitter del nipote, come l'amante del fratello, come il moderatore, come il latifondista, non riusciva ad accettare, o forse proprio non ci arrivava, che non doveva essere necessariamente vero e/o giusto uno dei due modi di vederla e falso e/o sbagliato l'altro. Come non accettava, o proprio non ci arrivava, che il tempo passa in modo diverso per ognuno. Comunque, 7 minuti dopo l'ex bimbo di 3 anni che aveva visto l'impudente gettare una cartaccia si trovava alla dodicesima fila, posto F (finestrino). Parlando con la Loquace Signora D, si sentì dire che "probabilmente avere due occhi destri è comodo quando devi piatare girasoli nel cortile alle 3 di notte". Per quanto si sforzasse, non riuscì a capire, ma in fondo non si sforzò così tanto, non era importante. Si limitò a dire "è sicura che sono due occhi destri? di solito chi mi guarda da li dice che sono sinistri". Ovviamente, la Loquace Signora D disse che, essendo mancina, aveva l'emisfero destro del cervello al posto del sinistro e viceversa. In pratica, aveva anche l'occhio destro al posto del sinistro e il sinistro al posto del destro. Altrimenti avrebbe visto al contrario. I due non notarono il signore del posto E in mezzo a loro. Lui avrebbe avuto qualcosa di interessante da dire. Solo al momento in cui si alzò, il ragazzo con due occhi destri lo notò, e disse: "wow! forse tu puoi capire. Non avevo mai visto una persona con due emisferi cerebrali destri". "Di solito la gente non riesce a vedere attraverso la pelle e le ossa" rispose il signore del posto E. La Loquace Signora D trasalì. Nella comune distrazione, il ragazzo binocolo corse verso la parte davanti dell'aereo e, aperto il portellone, pensando al ragazzo impudente, riversò sul paesaggio una tanica di materiale inquinante non meglio identificato. Un disastro naturale che il ragazzo impudente non poteva immaginare, visto che nulla dipendeva da lui. Tornato al posto, chiese al signore del posto E: "raccontami una favola". E quello gli rispose "raccontami una favola". E il ragazzo incominciò: c'era una volta un uomo... Vecchio pentito ...c'era un uomo che proprio non lo voleva capire. E continuò a non capirlo. Poi un giorno cadde in un caffè. La realtà gli era piombata addosso tutta insieme. Non avrebbe rivoluto indietro il proprio mondo, in cui aveva solo 1 occhio, ma gli dispiaceva di aver ottenuto l'altro solo quando ormai non poteva agire di conseguenza a quello che vedeva. E i suoi occhi erano sempre lucidi. E pensava che in fondo sei sempre in tempo per capire, ma sempre in tempo per, di conseguenza, piangere. Sempre in tempo per perdonare una scrittura incomprensibile. E, tuttavia, era felice. E ora? "e ora dove è andato?" (E). "Ora non si da pace" (binocolo). Tra l'altro il giovane impudente lo stesso giorno stava seduto alla fila 13, dietro al trio. Vicino a lui, il gemello incognito. Lo guardò, e vide se' stesso. Se' stesso lo guardò, e si vide. Non poteva più declinare se stesso come prima, ma non importava più. Almeno ora quacosa dipendeva da lui. Il guardiano, come sempre al proprio posto, ormai sdentato, sia per l'età che per l'abuso di zucchero, si svegliò di sobbalzo, e chiese: "Ma cosa significa tutto ciò?". Dall'aereoplano il giovane impudente, puntino nell'universo uguale ad un puntino seduto affianco a lui, rispose semplicemente: "Non cercare di capire" December 24 A tu per tuBuon compleanno amico mio.
Un qualunque regalo sarebbe stato qualcosa a cui sei superiore (lo sai che ci vuole tanta fantasia?). C'è però un criterio che mi ha tranquillizzato: basta il pensiero. Ecco allora il mio pensiero anche per te, che forse è tutto ciò che volevi. Eccolo stampato su un blog, perché in qualche modo resti. Eccolo alla mercé di tutti, perché ho capito ciò che tu dicevi, che essere inattaccabili da sensazione di sicurezza, ma ci chiede in cambio la vita, le emozioni. Buon compleanno a te che ti fai vulnerabile, per vivere. December 05 raccontami di te...Raccontami amico mio. Raccontami l'orrore della fine, del veder morire intorno a te te stesso. Raccontami la paura, lo sconforto, il senso di dispersione. Raccontami come piangendo ti sei buttato sopra il letto, ormai consapevole che non saresti stato mai più lo stesso. Raccontamelo amico mio, perché non puoi negare di essere anche quello, raccontamelo perché ti possa vedere. October 30 A volte anche gli altri hanno ragioneAll'improvviso ti senti a disagio.
All'improvviso ti sembra che tutto intorno sia sbagliato. Ti senti incompreso, vittima di una orda di bastardi che non ti vengono incontro. E ti lamenti se ti dicono che non ti capiscono. E non pensi che magari è normale. Non pensi che sei tu che stai cambiando. Cerchi riempimento in ciò che ti riempiva ieri, e non lo trovi. Povero scemo, sarebbe come cercare di coprirsi coi vestiti di quando eri piccolo. Cerchi di fare quelle cose che ti facevano stare bene prima, e magari non ascolti ciò che vuoi ora. Magari vuoi le stesse cose, ma non lo sai, quindi non apprezzi. Poi scopri te stesso, il buon vecchio te stesso, cambiato, ma sempre te stesso. E non c'è niente di meglio al mondo. October 16 Vada col blu"Per l'ultima volta, levate quel pannello da in mezzo alla strada" urlava il signor Ipsilon fissando incredulo la sagoma che aveva lasciato su quella sottile tela di legno. Dall'altra parte, ovviamente, c'era dipinta la strada. Quello scherzetto alla Willy il coyote lo aveva fregato tante volte. Il signor Ipsilon meditava vendetta, tremenda vendetta. Vide per caso Pinocchio passare lì e gli segò il naso. Poi vide passare Peter Pan e gli fregò il cappello. Poi vide passare il capitan Findus, ma non gli disse nulla, che quello sennò attacca a parlare e non ti molla più. Sullo sfondo un attore mancato girava il ciak63 della pubblicità per le merendine, perché era dalla mattina che tentava di fare la faccia soddisfatta dopo aver addentato la merendina ma non ci riusciva. Nel rattempo le colonie batteriche fra i suoi denti stavano dando un rave party e le molecole di ossigeno che ci passavano in mezzo rimanevano sballate da cotanto caos, per arrivare nei polmoni tutte sottosopra. Il gddpd (grande direttore del polmone destro) cominciava a sbottare, perché continuavano ad arrivare tutti pezzi uguali, e lui aveva pronta da un po' la colonna vuota in cui infilare il pezzo fino lungo quattro caselle. Lo schermo si riempì e la scritta "GAME OVER" rimase imperante. Il gddpd inserì il decimo gettone e ricominciò a pigiare sui tasti. Il signor Ipsilon risvegliò lo spirito sayan che albergava nelle sue vene da quando era un cucciolo e nemmeno lo sapeva e lanciò una pala di fuoco sul naso di pinocchio, il quale divenne una ottima torcia di prima scelta. Il sempre ingegnoso signor Ipsilon dette fuoco al cappello di Peter Pan, il quale si consumò nell'arco di 47 centesimi di secondo. Il signor Ipsilon pianse, e pianse così forte che la sua voce fu udita nella ripresa della pubblicità della merendina, proprio quando l'attore mancato era riuscito a fare la faccia contenta. Il regista urlò "Stoooooooooop!!! Ma tu guarda, coi film ti muoiono gli artisti, ti si rivoltano contro gli animali cuciti e ti denunciano un po' tutti, quindi decidi di darti alla pubblicità, e niente... Costumistaaaaaaa!!!! Licenzia quell'uomo che piange". Massimo, la costumista, rispose "A parte il fatto che, essendo una costumista, non ho l'autorità per licenziare nessuno, quell'uomo non è un nostro dipendente". "Ecco, tutti bravi a criticare, ma mai nessuno pronto e scattante ai miei ordini!" replicò il regista. Poi il gddps (sinistro) di Massimo si accorse che aveva finito le monetine, e tutto si trasformò in una corsa al pronto soccorso. Il signor Ipsilon decise che era il momento di fare qualcosa di sensato nella propria vita, ma non gli venne in mente nulla di particolare, quindi proseguì il suo cammino verso l'ignoto, aspettando il pezzo fino lungo quattro caselle. October 14 Collezione personaleTesta, ce l'ho... Gamba destra, ce l'ho... Braccio sinistro, ce l'ho... sembra che ci sia tutto. A parte tutte le irrecuperabili cellule cambiate in tutto l'arco della mia vita, sembra esserci tutto. Presto farò un intervento di rimozione di una cisti al polso, e chiederò al chirurgo di turno se per favore me la lascierà tenere. Questa maniacale ricerca della pienezza di me stesso sà di inutile, infatti a pensarci meglio mi vengono in mente troppe croste sulle ginocchia grattate via con superficialità, croste che non torneranno mai più, denti da latte gettati via con aria trionfante (a volte ingoiati) e tendenza frettolosa al futuro. Per fortuna dentro ho ancora tutto, anche il ricordo di quel dente che è caduto nel lavandino a venezia mentre mi lavavo, appunto, i denti. Premolare inferiore destro da latte, mi manca... no, ce l'ho! October 07 A tempo di musicaPiange il tastierista - sui tasti suoi curati
perché per un momento - distratto da un pensiero non ha sentito il ritmo - scandito dal suo Piero e ha dato una ditata - a due tasti sbagliati. Due passi in là c'è il basso - sorretto dal bassista
che ha sentito tutto - e si sa che non perdona e mentre senza pace - sulle sue corde suona volta lo sguardo e fulmina - il piangente tastierista. La lacrima peggiora - e si fa più pesante
lo turba, scora, affligge - ma la musica continua purtroppo il danno è fatto - e un'altro pensier s'insinua a far sbagliare ancora - la pressione di un pulsante. Questa volta è il cantante - a notare la faccenda
ma imperterrito e inflessibile - tira avanti col suo acuto
mentre dentro prega "Dio - manda uno un po' più arguto
che questo suona peggio - di un pupo con la benda"
Il tastierista pensa - "so fare solo danni"
e medita allenarsi - per salire di livello
poi dice ad alta voce - "certo sarebbe bello
se fossi bravo quanto - voi altri miei compagni"
Fraintende il chitarrista, - capisce parolacce
e smette di suonare - per capire la questione
si gira e si rigira - cercando quel coglione
che in mezzo a una canzone - si mette a dir cosacce
Così il gran cantante - che non sente più l'amico
stupito e un po' irritato - smette anch'egli la sua parte
e per chiedere che cosa - riesca a rovinar tant'arte
distrae il batterista - che si martella un dito.
Il bassista ha visto tutto - e ridacchia a tanta vista
ponendo fine anch'egli - alla sua parte di suonante
lasciando solo il suono - solitario e trascinante
di tasti neri e bianchi - guidati da un tastierista.
Sorride divertito - il reduce suonatore
perché senza quegl'altri - lui ogni nota azzecca
e non gli pare vero - di stare a far sì tanto
ma preso dall'orgoglio - lascia distrarsi il cuore
e in men che non si dica - prende un'altra stecca
e si arrende all'idea - di dover lasciare il canto. September 26 ...L'inizio della fine...PRIMO GIORNO NELMONDO UNIVERSITALEScena 1 - un piacevole risveglioSveglia pronta a squillare alle 6:30. La mia mano quasi tremante la disattiva già alle 6:08. Tempo atmosferico all'esterno: indefinibile, ancora buio. Strisciando i piedi verso il bagno riprometto a me stesso di non fare il ragionamento "devo svegliarmi presto, quindi vado a dormire presto", perché per questo motivo non ho chiuso occhio per le prme 2-3 ore di letto, perché era presto e non avevo sonno. Dopo i vari lavandino, caffè, vestigione, mi congedo dalla mia mamma (che, per il primo giorno di università, si è alzata anche lei per salutarmi. Carina!) e esco dalla porta, giù per le scale. Fuori, ancora buio, ma alba albeggiante e scenografia decisamente scenografica.
Scena 2 - un buon inizioPer strada, mi si affianca una voce acuta e squillante che ride e ride di gusto. Pochi metri e scopro a mie spese che la voce squillante esce da una specie di troglodita di 132-137 centimetri, brutta, vecchia, coi baffi, il quale troglodita si è ormai avvicinato a me ben oltre la mia zona di tolleranza. Quasi a braccetto mi attacca un discorso sconnesso di cui cercherò di riportare il più fedelmente possibile il testo: "Dice l'acidità è femmina -whahahaha(risata acuta e squillante)- e certo, tu vai al mercato del pesce e je fai <quanto fa la nerchia?> -whaahahaha- fa zero! e perché? perché era uno squadrone -whahahaha- mo s'è rovinato." (questo per circa 4 volte di seguito con poche variazioni) poi "Lascia stare, non è roba per bambini, stupidi, cretini, deficienti. che poi mo ho detto deficienti ma non è niente in confronto a quello che diceva Riccardo 100 anni fa, lui diceva <non me ne frega un CAZZO> che è peggio" e poi ricomincia con la storia del pescivendolo e dello squadrone (di cui tra l'altro ancora non mi soggiunge l'ironia). Qualche metro più avanti blatera qualcosa su sto Riccardo e sul 1926. Poi mi chiede in che anno siamo. Questa la so: rispondo pronto "2006". Notare che finora non avevo parlato. Mi ribatte "e perché 2006?". Non mollo: "Perché sono passati 80 anni". Insiste: "e quanto fa 80?". Ok, giochiamo come dici tu: "fa zero?". "e perché?". "perché è uno squadrone!?!". Spero di aver vinto qualcosa, e invece il verdetto: "e vedi che hai sbagliato?". Attraversando la strada, preferirei avere vicino a me una lavagna che viene graffiata da unghie di metallo e legno, piuttosto che questa donna con ciabatte e pelliccia che continua il suo delirio urlante con "Riccardo, Riccardo, se c'hai freddo c'hai cardo" e altre frasi decisamente disarmanti. Comunque, per un attimo mi sta simpatica. Arrivati dall'altra parte della strada, ricomincia il monologo più o meno dal'inizio (pescivendolo) e io la imploro: "no, basta, per favore!". Non vuole darmi vita facile: "e perché?". Non trovo altre parole: "...perché basta...". Ancora: "e perché?". Ci provo: "Perché è uno squadrone?!?". Dalle baffute labbra di quella curiosa combinazione di cellule escono le parole: "Vabbè, dai, stavolta c'hai ragione". Da quel momento continua a seguirmi per tutta Via Val Melaina senza fiatare. Ogni tanto ruota leggermente il corpo e mi guarda. Io restituisco lo sguardo dritto negli occhi. A quanto pare apprezza, perché alla fine della via mi lascia libero di andare per la mia strada senza impedimenti. Non mi era mai capitato di riuscire a farmi obbedire da un pazzo. E la giornata è appena cominciata...
Scena 3 - Professori o attori?Dopo un momento di trans che dura per tutto il viaggio in autobus, gli eventi prendono velocità, ma sono pochi, quindi semplicemente mi trovo ad aspettare fuori dall'aula che qualcuno apra la sospirata porta. In quei minuti l'atmosfera è pesantissima. Una cinquantina di studenti è affollata lì intorno e scruta qualunque mossa di chiunque si muova. Salire e scendere le scalette mi provoca un imbarazzo incredibile. Trovo la mia nicchia ecologica dove indisturbato non disturbo e attendo Karonte insieme agli altri dannati. Alle 8:20 la popolazione studentesca nei paraggi di addensa intorno alla porta. Il mio primo pensiero è "evvai, passiamo all'operazione di sfondamento". Il secondo è "ok, lo dico o non lo dico?". In realtà sta arrivando il fabbricante di chiavi rubato per un momento dal set di matrix 7 (dove la reincarnazione di Neo uccide l'ultimo discendente di Smith) per aprire il passaggio a docenti e discenti. Prendiamo posto e nel tempo di sistemarsi arriva il professore di geometria. E' un tizio che assomiglia a Maurizio Costanzo. Solo che è più alto, più affabile, più piacevole, la voce è più chiara, è più alto e più robusto. E ha la faccia diversa. Insomma, non c'entra un cazzo con Maurizio Costanzo. A fine ora, con il professore di geometria ancora presente nel caos circostante, entra un uomo che deve essere il professore dell'ora dopo, si vede dalla dimestichezza con la cattedra. Pochi minuti dopo si rivela essere effettivamente il professore dell'ora dopo, ma più che altro sembra un custode. Comincia una lamentela costruttiva verso atteggiamenti che abbiamo e una lamentela preventiva verso attegiamenti che potremmo avere. Non si parla, si entra in classe con 3 minuti di anticipo, non si esce dall'aula se non per motivi GRAVI, e in quel caso non si rientra. E' buffo vedere un uomo così severo parlare toscano. Sembra un ossimoro. Ma in fondo si vede che lo fa per farci entrare in testa dei concetti. Si vede che la sa lunga. E poi assomiglia a Jhon Travolta in "Grease" o in "La Febbre Del Sabato Sera". Saranno quei suoi basettoni. Però lui ha i capelli tra il rosso e il castano, è più alto e più robusto, ha la panzetta da ubriacone e le occhiaie. E ha la faccia diversa. Insomma, non c'entra un cazzo con Jhon Travolta. Questo terrorista intellettuale riesce a disseminae il panico nella nostra folta classe dicendo che da per scontate conoscenze che noi ignoriamo. E in più usa perle di saggezza tipo "la matematica non è pittura". L'ora dopo inizia il corso di "basi di informatica" ed entra un professore che è uguale a "Crosta", il criceto dell'amico di Harry Potter, quando torna umano. Questo però è uguale davvero...
Scena 4 - per chiudere in bellezzaMentre la classe defluisce verso la porta e in parte si ferma in corrispondenza del professore, io in preda al panico chiedo alla gente vicina "mi aiutate per favore a trovare un portafoglio? Stavo seduto qui e non lo trovo." L'attenzione di una minoranza si accentra su di me. Si mobilitano 2 o 3 ragazzi e 1 cane poliziotto, poi apro la borza e mi ricordo che lo avevo messo lì per evitare appunto che mi cascasse... dico "Scusate, ho sbagliato... l'avevo messo qui...". Almeno non posso dire che passo inosservato!
Precisazioni:
Tutte le informazioni qui riportate sono veritiere, a parte aggiunte dovute a esigenze sceniche come "il fabbricante di chiavi" e "il cane poliziotto". Tuttavia qualunque riferimento a fatti realmente accaduti è del tutto casuale... September 24 Roma, 24 settembre 2006, ore 7.19 (AM)Roma, 24 settembre 2006, ore 7.19.
E sto per andare a dormire.
Dopo un giorno bello come può essere il giorno in cui festeggi 1 anno e 10 mesi con una ragazza che ami, per qualche strana ed ironica serie di eventi ti ritrovi un pò di amici che dormono a casa tua. "Dormono" per modo di dire, magari "giocano alla playstation" sarebbe più adeguato, ma in fondo uno che dormiva c'era e quindi ci teniamo il "dormono", anche per salvare la faccia. Un pò di pop corn, qualche nocciolina (ok, quelle le ho mangiate tutte io). E tra una cazzata e l'altra si arriva a mattina. Nulla spinge a farlo, eppure, quando vedi che le ombre della notte cominciano ad avere contorni e forme noti, quando vedi che di nuovo passa qualche macchina in strada, quando senti che la città riprende vita, sai che stai andando contro il mondo insieme ai tuoi amici. Crei un universo nuovo, dove le regole le ristabilisci te d'accordo con quei quattro matti che ti seguono.
Buona giornata a tutti, io vado a letto. September 22 Aneddoto di un saggio e di un latin lover - Short Story #19Il signor Saggezza era proprio saggio, non c'è niente da fare. Ogni volta tirava fuori saggiamente delle frasi dette da qualcun altro (sempre saggio), e lo faceva proprio al momento giusto. Era proprio saggio. Il suo amico Amorezza era uno di quei don Giovanni come pochi se ne trovano. Aveva avuto mille storie, e ormai si sentiva "saggio" in quell'ambito. Eppure, il nostro Saggezza non diceva mai frasi di Amorezza, che non si sentiva apprezzato. Un anno non specificato, in una settimana non specificata di chissà quale mese, di mercoledì, Amorezza disse: "Amico mio, tu dici sempre frasi di amici tuoi che ritieni saggi, ma mai frasi mie. Se avessi un euro per ogni donna che ho avuto, te li darei tutti perché tu per una volta dicessi una frase mia". Sagezza rispose: "La risposta viene da sé, amico mio, la mia saggezza mi impone di evitare. Mi ci vedi che dico: <Se avessi un euro per ogni donna che ho avuto...>?". Amorezza: "beh, che c'è di male?". Saggezza: "Che tutt'al più se avessi un euro per ogni donna che ho avuto potrei comprarmi un pacchetto di chewingum". Amorezza ammutolì. Dopo aver ben assimilato questa perla disse: "Sei proprio saggio, amico mio, non c'è proprio niente da fare".
FINE
Director's cut: (per i non bilingue - scene tagliate -)
...Alla richiesta di Amorezza, Saggezza, nella sua infinita saggezza, risponde con una molotov in piena faccia. La pelle di Amorezza è però tremendamente elastica a causa del troppo testosterone (?) e la molotov rimbalza lontano, appiccando un incendio in un vaso di fiori della signora che sta sempre affacciata a farsi gli affari degli altri. La signora per fortuna è una delle vecchie fiamme di Amorezza, quindi non si arrabbia e si limita a spegnere l'incendio con lacrime proprie fatte uscire a forza tirandosi i capelli. Amorezza la guarda e dice: "sei sempre la mia vecchietta preferita, baby". Saggezza guarda il risultato del proprio attacco e, dopo un OHHH di meraviglia esclama: "Amorezza, sei propro un figo, non c'è niente da fare. Come compenso per lo spettacolo risponderò alla tua domanda"... September 21 Sonnambuli e narcolessiciNon so se avete presente quelle sensazioni che si provano qualche volta la sera guardando fuori della finestra e vedendo tutto buio. Quel senzo di pace che nasce dalla scomparsa dei problemi da cui ci siamo lasciati stupidamente ossessionare durante il giorno. E' a quell'ora che potrei mettere a tacere un saggio, è a quell'ora che tutto è nitido e chiaro. In fondo è a quell'ora che si va a dormire... |
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