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December 31 Un insignificante secondo in più Trattenete gli spumanti, rimandate di 1 secondo i festeggiamenti, non so, contate alla rovescia fino a -1, perché, a seguito degli spostamenti dell'asse terrestre dovuti ai cataclismi, il 2008 durerà un secondo in più. Ebbene sì, hanno radunato i più grandi cervelli del mondo, hanno fatto convegni, ricerche, esperimenti, calcoli. Probabilmente hanno ucciso topi, analizzato lo sperma di un microorganismo vegetale e poi fatto la scarpetta col pandoro. Tutto questo e tanti altri cervelloidi artifici hanno portato a... UN SECONDO IN PIU!?! Tutto questo casino per un maledettissimo secondo in più? Cioè, mi stai dicendo che in sessant'anni ci troveremo un minuto indietro? (Porca miseria, devo ricordarmi di spostare l'appuntamento alle 16 del 2 gennaio 2009 alle 16:00:01). A prescindere dal parere che ognuno di noi si farà, dovremo in ogni caso vivere un secondo in più in questo 2008. Come lo sfrutteremo? Cosa ci fai in un secondo? Qualcuno ringrazierà perché l'anno gli è piaciuto tanto, ed è contento perché durerà di più, ma per farlo ci metterà 1 secondo. Altri a quel secondo ruberanno un bacio, un abbraccio o una parola dolce. Qualcuno in quel secondo riceverà una spinta, l'ultima spinta del 2008, e magari se data bene seguita dalla prima caduta del 2009. Questo secondo renderà vano tutto ciò che viene fatto al 60esimo secondo dell'ultimo minuto del 2008, perché per la prima volta ci sarà un 61esimo secondo. Un maledettissimo, insignificante 61esimo secondo in cui mandare affanculo un anno che forse ci ha fatto schifo, un anno stanco che zoppicando trascinerà il proprio peso per un passo in più, secondo in più, affanno in più. Credo che un qualche concilio popolare debba riunirsi inoltre per decidere se da oggi sarà ancora valida l'espressione "ci vediamo alle 5, secondo più secondo meno". Inoltre probabilmente i vostri computer, sopravvissuti al millenium bug, esploderanno, o espelleranno soldi dal lettore cd, in ogni caso se funzioneranno ancora dovrete rimettere l'orologio. Fatti avanti 2009, indugia solo un secondo, poi a tutta birra. November 28 Come se la pioggia non la riguardasse.Vede fuori dalla finestra. Piove. Piove come se non dovesse smettere mai. Il senso di sicurezza che sente, perché lo sente? Sono le quattro mura che la circondano? Oppure il tetto che la copre? Qualquetta® sa che non è così. E ancora una volta sa che la risposta è una persona. Esce dalla biblioteca, cammina tranquilla. Sa di avere addosso degli sguardi, perché sta camminando sotto l'acqua, senza ombrello. Con le cuffie alle orecchie che le cantano un sottofondo da colonna sonora lenta ma energica. Proprio la canzone adatta alla scena. E ciascuno che passa ha le proprie cuffie con il jack attaccato al cuore. In alcuni è più evidente, in altri un po' meno, ma tutti tradiscono seppur impercettibilmente il proprio ritmo. Qualquetta® prosegue sotto l'acqua, come se la pioggia non la riguardasse. Un uomo passa saltellando, cantando sotto la pioggia, e si aggrappa ad un palo per ampliare il proprio movimento felice. Anche lui non la sente la pioggia. Quel signore è uno di quelli che si sa cosa sta ascoltando. Una tettoia di plastica, e per pochi secondi le gocce cessano, mentre il riparo urla monotono la propria sofferenza. O forse vuole ricordare ai passanti che è grazie a lui che sono coperti. Vorrebbe solo un po' di riconoscenza. Di nuovo acqua. Poi una porta. C'è un Suv nel bel mezzo del corridoio dell'università. Il proprietario ha deciso che le cuffie erano troppo discrete, così spara a palla la propria autoradio, tanto che per molti è difficile addirittura sentire le proprie, di cuffie. Qualquetta® non ci pensa. Lei le sue le sente bene. Ancora pochi passi, ed ecco il laboratorio di computer. Qualquetta® si siede e collega il proprio jack ad uno dei dispositivi. Da qualche parte, qualche ora dopo, Qualquetto™ collega il proprio jack. E sente la stessa musica. June 22 promemoria ...e 7... volendo scrivere questa sera, ho colto l'occasione per riguardare la storia "recente" di questo blog, e così mi sono accorto che, dal 22 giugno dell'anno scorso, questo e' il settimo intervento. SETTE. Sette in un anno. Precisi. Una coincidenza fantastica, che tra l'altro entra perfettamente in armonia con quello di cui voglio scrivere, perche' questo sette che spunta fuori inavvertitamente e' la sorpresa che non ti aspetti, la decorazione silenziosa che spara dritto al centro del piacere... e' la ciliegina sulla torta. Quella ciliegina che puo' essere un messaggio a fine giornata che ti dice "grazie" solo perche' ci sei stato, la figuraccia che fai con la persona sbagliata nel momento sbagliato, un sorriso colto di sfuggita con la coda dell'occhio, un abbraccio che non avevi proprio programmato. Sappiamo tutti che una ciliegina senza una torta non ha proprio senso. Io pero' sono convinto che e' la ciliegina a farti ricordare la festa, non la torta. April 28 Attonito centauro pieno di energia.
Qualquetto™
stava attonito davanti ad un foglio. Un esame scritto ti assorbe. E
fissi il foglio, sperando che si animi ed inizi a parlarti, ma se
tanto non la sai la definizione di Punto di Equilibrio, puoi fissarlo
quanto vuoi, ma non te la dirà mai. Ma Qualquetto™ lo fissa lo
stesso, quel foglio bianco che è carta. Quel foglio che è fibre,
quel foglio che è cellulosa, che è molecole, poi atomi. Quel foglio
che è, scendendo ancora e ancora e ancora, ENERGIA. La stessa
energia che dopo aver seguito una strada diversa è quell'impulso che
muove il diaframma di Qualquetto™, e lo fa respirare. E gli dà
vita. Come ha dato vita all'universo un tempo illimitato fa, in un
enorme Kaboom-Big-Bang. Quell'energia che ora è un puntino acceso
fisso sul tuo televisore spento. E in un certo senso Qualquetto™ è
un tutt'uno con il foglio bianco che ha davanti, perché nipote
remoto di uno stesso avo energetico. Questo non basterà a dargli la
definizione di Punto di Equilibrio, ma lo ha spinto verso una
conoscenza che per lui significa molto di più. March 30 Titoli autosufficientiTitolo 1: Un sonno gigantesco, ma una notte porterebbe via il concetto. Titolo 2: Permettiti di essere felice. Titolo 3: Hai il coraggio di deludere qualcuno? Titolo 4: La canzone giusta. Titolo 5: E` la tua vita. Per l'occasione, mi sparo nelle orecchie una canzone adatta, che dice che "abbiamo un battito che batte come un martello pneumatico in noi, ma se lo controlli col senno di poi non batterà mai". Il problema è la scelta. Sei fortunatissimo: ci sono tantissime cose che ti renderebbero felice. Il lato difficile: non potrai seguirle tutte, sempre. Qualche volta, devi fare delle rinuncie. Qualche volta, devi avere il coraggio di deludere qualcuno. Non devi vergognarti di ciò che vuoi. Interferenze e compromessi rovinerebbero lo sforzo. A volte la felicità è a un tiro di schioppo, e non devi lasciartela scappare per il terrore di prendere una decisione. March 17 ...e buonappetitoL'attore confuso che recita la parte di un indeciso pennuto. Nulla di meno standard e improponibile. Ma è un inizio. Allora dico che c'è questo attore confuso. Lo chiameremo AC per comodità. E comincia a ripetere a pappagallo, cioè a pennuto, la parte confusa dell'indeciso. Tipo "essere o non essere", ma più trash e molto meno inglese. Di essere o non essere non c'ha niente in realtà. Solo "essere". Ma è un inizio. Il punto è che lo tira in mezzo quella parte. Non è tanto il modo in cui lo dice, perché la sua parte consiste solo in "lo dici buon appetito quando siedi da solo a tavola?" e altre tipo "la metti la freccia per girare quando non c'è nessuno?". -Ammesso che tu la metta quando c'è qualcuno.- Atteggiamenti convenzionali che segui. Ma attraverso un "rifai il letto se non c'è nessuno che lo vedrà?" c'è una domanda più grande. Il punto è "esisti anche quando sei da solo?". E in quale dei due casi esisti, quando apparecchi per mangiare da solo o quando non lo fai? AC sta là e pende in preda a questi pensieri compulsivi. E intanto lo spaventapasseri bionico ha detto la sua, e toccherebbe a AC, che però non ha la battuta pronta, ed è tutto da rifare. E` una vita che va avanti così... February 23 Crisi gratis per tutti."Amen". Finiva come al solito la messa del p-p-prete balbuziente. Quell'amen, che per lui significava sempre meno. Non doveva essere tanto difficile il fatto di persistere in qualcosa in cui credeva sempre meno, quanto il pensiero che forse avrebbe dovuto essere, in quel momento, da tutta altra parte, ad esprimere la propria natura come meglio gli veniva. O meglio come più naturale. Sollevare quel calice era sempre più pesante. Pensava a se stesso, e quasi rideva... un prete emofobico. Diventato emofobico col tempo. Implorare che quel vino rimanesse vino, e nel frattempo convincere altri che diventava sangue. Poi ovviamente non poté durare. Incontrare un cavatappi omofobico fu come morire. Sei un cavatappi, e hai di per te stesso la funzione che rifiuti. E io p-p-prete emofobico sono peggio, perché ho scelto questa vita. Ma non saprei dove altro andare. Il cavatappi omofobico si limitò a sputare via quello che giurò essere l'ultimo tappo della sua vita, e scomparve volando sopra al balbuziente prete emofobico, fuori dalla sua linea di vista, forzata ad altezza d'uomo. November 15 Sette e mezzoF: Forse pensavo che non ce l'avrei mai fatta a scrivere di nuovo, soffocato dalla sensazione che le parole non bastano. A: Assaporerò di più, lo giuro. La prossima canzone sarà più dentro. B: Bastava aprire subito la scatola giusta! R: Razzismo a parte, l'omino bianco è nero! I: Inutile dire che ci sei anche tu qua dentro. Z: Zeta. IO: Idrogeno e Ossigeno: il 70% e oltre di te stesso.
F: Una parola ha troppo poco, o forse troppo troppo. Come farai a specchiare limpidamente un'idea, un sentimento, in una parola? In un intervento? Un intervento è troppo lungo per una emozione. A metà frase hai cambiato idea, emozione. A: Assaporerò di più, perché non ci sarà due volte lo stesso momento. Ma come farò ad assaporare di più se starò concentrato sul dover assaporare? Sarò più impegnato ad ascoltare, toccare, gustare, o a guardare il mio mondo interiore che dice “ascolta”? B: Potresti perdere, che so, due ore a cercare di montare un'autoradio, e poi scoprire che manca l'altoparlante. R: Ce lo abbiamo sempre avuto lì sotto gli occhi, ce lo spacciano per omino bianco da quando siamo piccoli, eppure no! E' VESTITO di bianco, ma è nero! Completamente! I: Ormai parte di me, delle mie sette voci, della mia storia. Z: Finisce qui, non ci sarà una prossima sigaretta. IO: Eppure un 70% che non è in grado di dirti chi sei. E prima che ti venga in mente, No, non sei speciale nemmeno in quel 30% scarso che rimane.
F: E allora cercherai di creare un intervento che rispecchi come ti senti: vorrai esprimere la gioia di una scoperta e la voglia di condividerla, ma ti verrà in mente un brutto momento, allora vorrai angoscia, ma ti verrà una battuta... A: Raccogliere le sensazioni, per ottenere l'effetto apnea che allunga ogni secondo. B: O anni a mettere insieme i pezzi di una vita, per poi capire che hai sbagliato proprio la base. R: Quindi il punto è: come mai gli danno un nome in base a quello che fa, e non a quello che è? E perché noi lo guardiamo per quello che dice di essere, e non per quello che ci dicono i nostri occhi? I: Nelle frasi che dico, nelle azioni che faccio, in ogni singola scelta, sei ormai radicata, amore mio. Z: Quante volte giuriamo a noi stessi di smettere di fare qualcosa (o di iniziare)? Poi ci tradiamo, ma dovremmo sentirci in colpa per questo? IO: Non sei speciale nel carbonio, e non troverai traccia di anima tangibile. Però sai benissimo che Beethoven era un genio. Eppure i composti erano gli stessi.
F: E perso in questo oceano senza una bussola, ti arrenderai (MI arrenderò!). E non sarebbe bello. A: Ma come riuscire, se poi un orologio da cucina racchiude in sé tanta potenza? Quell'orologio nero, apparentemente innocuo, ma che a ben guardare ha una lancetta dei secondi che... non segna i secondi. Il suo movimento non è ritmico, non è scandito: è continuo. B: Il punto è che hai costruito qualcosa con tanto impegno, per poi scoprire che non sei arrivato da nessuna parte. R: È l'errore più facile da fare, lasciarsi spostare lo sguardo da una parte, mentre dall'altra sta succedendo qualcosa di fondamentale. Un po' ci piace lasciarci abbindolare, perché non vedere niente ci solleva dalle responsabilità. I: Sei la fonte delle energie, sei tutte le risposte di cui ho bisogno. Z: Dovremmo sentire di aver tradito quel “noi” che ha giurato? E il noi che si sta rinnegando in quel momento dove lo mettiamo? IO: Speri di avere qualcosa che ti identifichi in quei due nanometri che separano le due spire dell'elica del tuo DNA. Ma non illuderti, non è così.
F: Meglio prendere coscienza che devi rinunciare a qualcosa, essere un minimo coerente, e, finalmente, scrivere. Segui un filo, il resto lo dirai un'altro giorno. A: La lancetta che non si ferma mai leva la dignità ad ogni secondo, lo priva dell'identità che tutti riconosciamo come “quel periodo che va da un passo della lancetta a quello successivo”. B: Quello che so è che, anche quando sarò grande, riderò pensando a quell'autoradio montata senza avere le casse, e non mi sembrerà che sia stata una perdita di tempo. R: Però mentre un mago ci sorprende, con un abilissima prova di misdirection, in modo innocuo, noi siamo lì a cercare di capire dov'è il trucco, senza gustarci lo spettacolo. Quando invece DOVREMMO chiederci qualcosa, non lo facciamo. I: E a ben guardare, sei ovunque. Z: Non è una questione di non tradire l'uno o l'altro “se stessi”, bisogna piuttosto chiedersi “cos'è che voglio?”. La risposta potrebbe arrivare dopo un minuto, o dopo un anno, o non arrivare mai. Ma vi prego, cercate ancora. E non nascondetevi dietro una risposta, perché fingere di sapere cosa si vuole è il vero tradirsi. IO: Non è in ciò che ci rende simili agli altri che possiamo trovare noi stessi, ma in ciò che ci differenzia. E a livello biologico hai davvero poca roba che ti differenzia. Ma nella vita, tu hai una storia.
F: Risultato: pensieri sconnessi. Probabilmente pochi di loro, o forse nessuno, troveranno una fine effettiva. Però qualcosa si è mosso, e anche se non ne ho la certezza, forse qualcosa che mi assomigli è venuto fuori. A: E tutto il tempo della tua giornata viene smembrato in miliardi di piccolissimi pezzetti di secondo, che non durano nemmeno abbastanza da pensare “uno!”. Come farai a rendere 'pieno' un non-secondo? Ma in verità la paura di perdersi qualcosa riesce a trovare spazio anche in un non-secondo, urlando da dentro “SMETTILA DI GUARDARE L'OROLOGIO, E VIVI!”. B: Sulla scia di questo, non piangerò quando crollerà qualcosa. Perché la voglia di fare prescinde dalla riuscita dell'obiettivo. Il coraggio di costruire qualcosa, pur sapendo che potrebbe crollare. Se poi quel qualcosa non crollerà, sarà anche più bello. R: Non lasciamoci guidare, seguiamo quello che sentiamo, e chiediamoci di più cosa vediamo. I: Sei nel coraggio di iniziare di cui parla F, sei nella voglia di costruire di cui parla B, sei nella storia di cui parlo IO. Spero che le nostre storie continuino ad essere la stessa storia ancora a lungo, perché non riesco a pensare ad una storia più bella di quella che mi hai regalato finora. Grazie di avermi fatto innamorare, grazie di essere come sei, grazie grazie grazie. Grazie Marta. Z: Buona ricerca a tutti. IO: Ed è quella storia il “te stesso” che non devi rinnegare, il “te stesso” che ti dice chi sei. Se anche volessi sconvolgere tutta la tua vita, cambiarla “da così a cosà”, la tua storia è il “così” senza cui non ci sarebbe un “cosà”. Cerca di viverla per bene, perché te la porterai a presso per sempre. E infine, raccontala...
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(special guest: Mamma Oca!) ½: ...qua
qua qua qua qua qua qua qua! Qua qua qua qua ,qua qua qua qua qua qua
qua. Qua qua qua qua qua qua qua qua qua qua. Qua...cronkle... qua
qua qua qua qua qua qua qua qua qua qua quaaa! Qua qua qua qua qua
qua: “qua qua qua qua qua qua qua qua qua”. Qua qua qua quaà
qua qua qua qua qua qua qua qua qua...
June 24 Una vita senza moduli di teletrasportoRoma, 24 giugno 2107. Ustacchio, 4a A e-Tema libero: "Qualcosa è cambiato, qualcosa no" Spesso prima di andare a dormire papà mi racconta tante cose di quando era piccolo lui. Per esempio mi dice che 100 anni fa la gente non conosceva ancora il MRDS né il SRN e che una persona di 100 anni era una persona vecchissima. Lui è stato uno degli ultimi a fare il potenziamento, ma ora dice che lo rifarebbe. Cento anni fa avevano una vita durissima, camminavano tantissimo e non avevano nemmeno il modulo di teletrasporto da casa alla speedo. Anzi, a dir la verità non avevano nemmeno lo speedo. La cosa più simile che avevano la chiamavano "Macchina". E' un nome strano, è come se prendessi un colore in particolare, che so, il giallo, e lo chiamassi semplicemente "colore". Non riesco ad immaginarmi come doveva essere. Innanzitutto uno diceva "vado a prendere LA MACCHINA" ahahah. Poi da dentro la sua abitazione spostava una parete che chiamavano porta e arrivava in una stanza grande con tutti pianerottolini uno sotto l'altro, e camminando scendeva fino al livello del terreno... che faticaccia! Infatti un sacco di gente usava una cabina che faceva come il modulo di teletrasporto. Questo me lo immagino perché papà ha trasposto su minimemory dei media che gli avevano fatto quando era piccolo. Si vedono malissimo e non c'è nemmeno l'audio. Ha anche altri media più recenti fatti con un rudimentale oggetto simile al palmofono, ma dice che non si leggevano bene nemmeno ai tempi suoi, e ora spera che prima o poi si possano vedere sull'HCP. A proposito, papà non aveva nemmeno l'HomeCentralProcessor, ma questo si capisce, perché le case non erano efficienti come ora. C'era un sacco di spazio in più ed era tutto sprecato, non come i nostri organizzatissimi appartamenti DPT con gli oggetti nelle pareti. Non me lo riesco ad immaginare, ma qualche volta, mentre sto nel mio box e la luce controllata fa tutto bianco, mi chiedo come sarebbe stato nascere in quel lontano 2000 e festeggiare un cambio di millennio. June 22 il crollo delle certezzeSono cose che ti segnano. Sai quelle cose che dici "cavolo, da ora in poi non sarò più lo stesso". Ti svegli la mattina, dopo varie giravolte nel letto ti alzi, passi scoordinati, sgraziati, pachidermici. Dopo momenti confusionali al bagno, in camera e in un qualche labirintico corridoio, per caso arrivi in ingresso, e lui è lì. Con il suo solito aspetto irremovibile, la stazza imponente, ma tuttavia inanimato. "Che mi prenda un colpo! Cosa ci fa il frigo in ingresso?". Ancora incredulo, ma più che altro spaventato, prosegui verso la cucina, aspettandoti ormai di trovarvi un water e dei polipi giganti che ti porgono fette di pane e marmellata. Tutto questo pochi istanti prima di ricordarti che il frigo ce lo hai portato te in ingresso la sera prima, perché è rotto e lo vengono a ritirare quelli dell'ama (perché lo possono ritirare solo ed esclusivamente se è in ingresso...mah!) e in cucina invece del water c'è il nuovissimo inossidabilissimo inattaccabile inimitabile incontaminabile modello tremilax-celsiux-sub-zero (che serve comunque a tenere l'insalata e gli yogurt scaduti, ed è quindi comunque un frigo). Analisi: tu avevi fatto una cosa che però non ricordavi, e quindi per il te di poco fa non esisteva tutta quella parte di universo legata al fatto che il te stesso di un po' prima di poco fa avesse compiuto quella azione. Poi un fatto qualunque ("un frigo!?!") ha ricreato tutto quello spazio-tempo che non esisteva in te. Il passato è cambiato tutto insieme, ed ecco che un frigo in ingresso non era più una cosa strana. Ma che paura, con questa nuova conoscenza non eri più uguale a cinque minuti fa, e quello che ha spostato il frigo non eri più te... AIUTOOOOOOOOOOOOOOO June 01 Cannibalismo latticoTutto era cominciato in modo anonimo da un'idea semplice: dato che ero all'università avevo mangiato un panino, e dato che poi imprevedibilmente ero tornato a casa per assenza di campo tutorologico (mancava il tutor di chimica), volevo fare un pasto impossibile da definire merenda (alle 14:40 è un po' presto). Ecco che avevo già versato delle fragole in una coppetta e mi dirigevo verso il frigorifero. Pochi secondi dopo il frigo era stato richiuso e un cucchiaino faceva cadere un po' dello yogurt nella coppetta. YOGURT BIANCO COMPATTO diceva la confezione. Ma quello che stava scendendo era secondo me troppo poco Bianco e decisamente troppo Compatto. Per dare un'idea, aveva il colore del DASH o DAHS o DHAS o HDAS (quest'ultima mi sembra improbabile) o come diavolo si scrive, insomma, quella specie di pongo grigio, e la compattezza del basalto (o anche del dash indurito). Incuriosito, assaggio quell'alieno e... "mmm... che strano sapore". Le mie mani cominciano a girare e rigirare la scatoletta dello pseudoyogurt alla ricerca di un'informazione, un dettaglio, una piccola caratteristica...trovata: 12 Mar 2007... NOOOOOOOOOOOOOOOO! 2 mesi e mezzo di ritardo sulla scadenza! Questo yogurt è antico! Dentro ci sono i fermenti lattici morti! Cadaveri di fermenti lattici a galla nello yogurt da loro stessi cagato. E l'unico grosso fermento lattico che c'è è sopravvissuto mangiandosi gli altri fermenti. E le fragole??? nooooo! contaminate! Devo salvare il salvabile, prima che comincino a morire anche loro! levo con un cucchiaino la gran parte dello yogurt e comincio a mangiare le fragole. Ogni tanto c'è un sapore strano, un non so che di dash, ma spero che la scarsa quantità mi salvi :) Reduce da quest'impresa batteriologica pigio tasti su questa tastiera alternando la pressione alla masticazione di carote. Spero che ammazzino il fermentone. Certo, in 2 mesi e mezzo in un barattolino di yogurt può succedere di tutto. Ma la domanda mia è: perché c'era uno yogurt scaduto il 12 marzo nel frigo? May 30 cosa cerchi?cosa cerchi? cerchi una risposta? sei nel posto sbagliato. cerchi me? sei nel momento sbagliato. cerchi forse una domanda? sei davvero arrivato al punto di voler sapere cosa devi chiederti? a quel punto chiediti se vuoi una domanda, o solo un pretesto per continuare a cercare. May 05 in wyno veritasTi annoi? Allora facciamo come art-attack (non heart-attack). Prendete un nonno. Fatto? Fatto! Prendete una pizzeria qualunque, tanto a lui probabilmente basterà il gesto. Fatto? no? male. Ora prendete un gelato alla frutta e risparmiatevi la colla vinilica, necessaria giusto per appiccicare inutili discorsi di circostanza. Già che ci siete ricordatevi che quella che avete davanti è una persona. Fatto? Fatto! Ecco, ora arriva il bello: prendete un divano. Non è importante che sia di colori accesi, ma questo potrebbe aiutare. Fatto? ok. Ora, davanti a questo divano posizionate un tavolino basso, con qualche cianfrusaglia che parli di "ex donna presente in casa che metteva qualche soprammobile per non far sentir solo il mobile". Dopodiché, usate insieme a dei bicchierini una bottiglietta di grappa bella forte. Usateli insieme più volte. A questo punto, starete per diventare ricchi di conoscenze prima assurde. Il vostro compagno di giochi si accenderà con una qualunque domanda sul suo passato e vi regalerà perle e risate. Già, quando sei vecchio ti serve la grappa per raccattare pezzi di vita. Ma non parli degli avvenimenti che te l'hanno scandita, la vita. Raccogli pezzi insignificanti, cazzeggiamenti con gli amici, serenate finite in grandi abbuffate... Raccatti le piccole cose, quelle che te l'hanno riempita, la vita. Ripeschi quello che hai fatto senza pensare, una manciata di azioni, emozioni, ricordi. Un flashback nel flashback nel flashback, poi una foto di quà, un attimo di là e malinconicamente ridi. Prendete un po' di quella colla vinilica e usatela per attaccarvi da qualche parte su un muro questi piccoli momenti, perché almeno voi ve ne ricordiate. April 27 Sangue, ossa, tessuti.Ecco! Tu che leggi come me che scrivo: nessuna buona ragione per essere qui, ma un bel po' di buone ragioni per essere da qualche altra parte. ovunque, ma non qui a leggere una frase che non scriverò mai, perché è difficile trovare il modo di esprimersi. Si, perché ogni frase che scrivi sa di sentito, di già fatto. Ora che ci penso, probabilmente perché sono le singole parole che non potranno mai creare un sapore nuovo in bocca. Eppure, se ora vado in cucina e riempio di sale o di zucchero qualcosa, il sapore nuovo lo sento. Mai sentito tanto dolce. Allora la risposta potrebbe essere nel riempire di parole lo schermo. Ma è davvero un sapore nuovo tutto quel dolce? Per quanto mi riguarda, il dolce dolce dolce allappa. Finirei con l'annoiarmi/vi. Anzi, solo annoiarmi, senza vi, perché l'intervento non vedrebbe la gloria di essere salvato sul blog. Sarebbe l'ennesimo aborto artistico. Artistico più o meno, si. Ma allora cosa è meglio? Lasciare un foglio bianco? Liberarlo dalla schiavitù di ospitare lettere, parole, pensieri che non gli appartengono e che magari non condivide? O renderlo uguale a mille altri fogli scrivendoci, che so, una canzone, o un pezzo di una qualche divina commedia. Come tutti noi, quando ci copriamo con mille fesserie, e troviamo la nostra filosofia di vita momentanea. Così il foglio ostenterà fede in quello che mostra, imbarazzato all'idea di leggere ciò che c'è scritto su un altro foglio. April 01 Un caffè per tutti. Per te non che sei incazzoso...Scappaaaaaaaaaaaaaaa!!!! E mentre la cavalcata delle Walchirie di Vagner (trova l'errore) fa da sfondo sonoro, o da "soundtrack" (che uno alla radio ha pronunciato sauntrec -con la c dolce, non con la k- ) potresti decidere di compiere un'azione qualunque. Aprire una finestra e urlare al mondo la tua gioia. O il tuo odio. O qualche parola che a nessuno fa piacere sentire. O scrivere su un blog. Magari sul tuo. C'era roba da scrivere, una volta. C'era voglia di scriverla, una volta. Ma magari in quel momento non c'era il supporto materiale. C'è supporto materiale oggi. C'è voglia di scriverla oggi. Ma magari oggi manca la rimembranza di quello che volevo scrivere. Insomma, chi c'ha il pane non c'ha i denti e chi c'ha i denti c'ha le carie. Comunque: rullino le trombe. squillino le suonerie. tubino i piccioni. Fabrizio, tu al citofono. Dado dacci il tempo. Diego, a ognuno il suo strumento. Luca, grazie dell'invito. Daniele, ai piatti (de pasta). Chi altro si vuole aggregare (tranne Nicolò) faccia pure. PAPPARAPAAAAAAAA - PARAPARAPARAPPAPPAPPPAAAAAAAAAAAAA (l'avete riconosciuta, è quella della twentieth century fox) Ecco la teoria degli universi paralleli elaborata da "Me" un bel po' di anni fa -diciamo più o meno quando "Me" era piccino picciò- : ""in questo istante, ora, adesso, tutti quanti, ciascuno, ognuno di noi, è convinto di essere un essere umano, e crede di averlo sempre pensato. Magari ieri non lo eravamo ed eravamo dei coccodrilli molto evoluti tipo quelli delle sorpresine kinder, e credevamo di aver sempre pensato di essere dei coccodrilli bipedi. E invece no, perché il giorno prima eravamo convinti di essere sempre stati delle pecore... ecc ecc..."" Avevo smesso di pensare questa cosa perché avevo portato il concetto a livelli superiori: ""ma se invece di cambiare ogni giorno cambiamo ogni tanto durante la giornata? che so, magari la mattina mi sveglio e sono una mucca parlante e sono convinto di aver sempre pensato di essere una mucca parlante, ma dopo pranzo sono un essere tipo ET e sono convinto di esserlo sempre essuto, ehm, stato."" e la situazione era degenerata quando avevo fatto tendere il Δt a 0 (sta terminologia sono gli effetti collaterali di certi studi del cavolo): ""ma allora forse io cambio in continuazione, ecco magari ora dico 'penso di essere un serpente', ma proprio mentre lo dico sono già cambiato e anzi mentre lo dico penso di aver pensato di voler dire un'altra cosa, per esempio se parto col voler dire 'penso di essere un serpente' e mentre lo dico divento una gallina, automaticamente penso di aver voluto dire 'penso di essere una gallina' e non mi ricordo affatto di aver pensato al serpente..."" eccetera. Forse avrei dovuto pensare che prima o poi mi sarei trasformato in qualche cosa che non pensa e non parla, tipo jubecca, e il problema si sarebbe risolto. In ogni caso, non sono ancora sicuro che la mia teoria abbandonata in un cassetto sia da scartare. E poi se è sbagliata chi glielo dice a "Me" che ha appena 5 anni che non è così? Poi si incazza e si trasforma in un orrendo mostro-sauro. Ma tanto in quel caso ci trasformiamo tutti in tremendi mostri-sauri. E quel che è peggio, è che crediamo di esserlo sempre stati. March 19 o forse magari ognuno ha il suo, di nullaCancellato.
Di nuovo.
Incomunicabilità dell'essere. February 06 Non cercare di capireCieco convinto Il giovane impudente sapeva di essere se' stesso. Non dipendeva da lui praticamente nulla. Il guardiano dello zuccherificio gli chiese: "Chi sei?". Era da quando era nato che sapeva bene come risondere a questa domanda: "io non ho fratelli gemelli". Spesso qualcuno rispondeva: "molta gente non ne ha". Ma lui sapeva bene chi era, perché poteva fieramente rispondere: "ma la mia famiglia non ha casi di nascite gemellari da 10 generazioni". "Nemmeno la mia" gli risponse il guardiano. Lui ovviamente non ci credette. L'unico caso possibile implicava che lui e il guardiano fossero fratelli. Decisamente impossibile, vista la stazza. Dieci anni dopo era di nuovo lui, solo che non lo sapeva. Alla domanda semplicemente risondeva con un nome. E in quel momento, come sempre, nulla dipendeva da lui. Non stava facendo nulla, stava solo gettando una cartaccia per terra, davanti ad un bambino comune, che come tutti aveva due occhi, ma al contrario di chiunque aveva due occhi destri. Posizionati normalmente, uno a destra e uno a sinistra, uno sotto l'arco sopraccigliare destro e uno sotto l'arco sopraccigliare sinistro, ma pur sempre due occhi destri. E lui semplicemente stava gettando una cartaccia per terra. L'ecoterrorista 15 anni dopo, un passaporto falso passava tra le mani del controllore saltellante della VolareAggrappati senza sollevare il minimo sospetto. Il controllore si limitò a chiedere, fissando i due occhi che aveva di fronte: "chi sei?" E il 21enne rispose: "solo uno con due occhi destri". "Avrei giurato che fossero due occhi sinistri". "Lo dicono in tanti, in realtà dipende da come li guardi". Il controllore ci pensò su, poi: "Hai ragione, sono due occhi destri". "No, davvero, dipende da dove li guardi". Ma il controllore, come il vicino di casa, come il barbiere, come il giudice, come l'amministratore del condominio, come l'animatore, come la ragazza strabica, come il tizio che conosci e non sai perché, come la baby sitter del nipote, come l'amante del fratello, come il moderatore, come il latifondista, non riusciva ad accettare, o forse proprio non ci arrivava, che non doveva essere necessariamente vero e/o giusto uno dei due modi di vederla e falso e/o sbagliato l'altro. Come non accettava, o proprio non ci arrivava, che il tempo passa in modo diverso per ognuno. Comunque, 7 minuti dopo l'ex bimbo di 3 anni che aveva visto l'impudente gettare una cartaccia si trovava alla dodicesima fila, posto F (finestrino). Parlando con la Loquace Signora D, si sentì dire che "probabilmente avere due occhi destri è comodo quando devi piatare girasoli nel cortile alle 3 di notte". Per quanto si sforzasse, non riuscì a capire, ma in fondo non si sforzò così tanto, non era importante. Si limitò a dire "è sicura che sono due occhi destri? di solito chi mi guarda da li dice che sono sinistri". Ovviamente, la Loquace Signora D disse che, essendo mancina, aveva l'emisfero destro del cervello al posto del sinistro e viceversa. In pratica, aveva anche l'occhio destro al posto del sinistro e il sinistro al posto del destro. Altrimenti avrebbe visto al contrario. I due non notarono il signore del posto E in mezzo a loro. Lui avrebbe avuto qualcosa di interessante da dire. Solo al momento in cui si alzò, il ragazzo con due occhi destri lo notò, e disse: "wow! forse tu puoi capire. Non avevo mai visto una persona con due emisferi cerebrali destri". "Di solito la gente non riesce a vedere attraverso la pelle e le ossa" rispose il signore del posto E. La Loquace Signora D trasalì. Nella comune distrazione, il ragazzo binocolo corse verso la parte davanti dell'aereo e, aperto il portellone, pensando al ragazzo impudente, riversò sul paesaggio una tanica di materiale inquinante non meglio identificato. Un disastro naturale che il ragazzo impudente non poteva immaginare, visto che nulla dipendeva da lui. Tornato al posto, chiese al signore del posto E: "raccontami una favola". E quello gli rispose "raccontami una favola". E il ragazzo incominciò: c'era una volta un uomo... Vecchio pentito ...c'era un uomo che proprio non lo voleva capire. E continuò a non capirlo. Poi un giorno cadde in un caffè. La realtà gli era piombata addosso tutta insieme. Non avrebbe rivoluto indietro il proprio mondo, in cui aveva solo 1 occhio, ma gli dispiaceva di aver ottenuto l'altro solo quando ormai non poteva agire di conseguenza a quello che vedeva. E i suoi occhi erano sempre lucidi. E pensava che in fondo sei sempre in tempo per capire, ma sempre in tempo per, di conseguenza, piangere. Sempre in tempo per perdonare una scrittura incomprensibile. E, tuttavia, era felice. E ora? "e ora dove è andato?" (E). "Ora non si da pace" (binocolo). Tra l'altro il giovane impudente lo stesso giorno stava seduto alla fila 13, dietro al trio. Vicino a lui, il gemello incognito. Lo guardò, e vide se' stesso. Se' stesso lo guardò, e si vide. Non poteva più declinare se stesso come prima, ma non importava più. Almeno ora quacosa dipendeva da lui. Il guardiano, come sempre al proprio posto, ormai sdentato, sia per l'età che per l'abuso di zucchero, si svegliò di sobbalzo, e chiese: "Ma cosa significa tutto ciò?". Dall'aereoplano il giovane impudente, puntino nell'universo uguale ad un puntino seduto affianco a lui, rispose semplicemente: "Non cercare di capire" December 24 A tu per tuBuon compleanno amico mio.
Un qualunque regalo sarebbe stato qualcosa a cui sei superiore (lo sai che ci vuole tanta fantasia?). C'è però un criterio che mi ha tranquillizzato: basta il pensiero. Ecco allora il mio pensiero anche per te, che forse è tutto ciò che volevi. Eccolo stampato su un blog, perché in qualche modo resti. Eccolo alla mercé di tutti, perché ho capito ciò che tu dicevi, che essere inattaccabili da sensazione di sicurezza, ma ci chiede in cambio la vita, le emozioni. Buon compleanno a te che ti fai vulnerabile, per vivere. December 05 raccontami di te...Raccontami amico mio. Raccontami l'orrore della fine, del veder morire intorno a te te stesso. Raccontami la paura, lo sconforto, il senso di dispersione. Raccontami come piangendo ti sei buttato sopra il letto, ormai consapevole che non saresti stato mai più lo stesso. Raccontamelo amico mio, perché non puoi negare di essere anche quello, raccontamelo perché ti possa vedere. October 30 A volte anche gli altri hanno ragioneAll'improvviso ti senti a disagio.
All'improvviso ti sembra che tutto intorno sia sbagliato. Ti senti incompreso, vittima di una orda di bastardi che non ti vengono incontro. E ti lamenti se ti dicono che non ti capiscono. E non pensi che magari è normale. Non pensi che sei tu che stai cambiando. Cerchi riempimento in ciò che ti riempiva ieri, e non lo trovi. Povero scemo, sarebbe come cercare di coprirsi coi vestiti di quando eri piccolo. Cerchi di fare quelle cose che ti facevano stare bene prima, e magari non ascolti ciò che vuoi ora. Magari vuoi le stesse cose, ma non lo sai, quindi non apprezzi. Poi scopri te stesso, il buon vecchio te stesso, cambiato, ma sempre te stesso. E non c'è niente di meglio al mondo. |
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